MOMBELLO, UN DRAMMA RIVISITATO

Mombello è un luogo a me noto, sin da quando ero un bimbetto.  I  miei nonni  "minacciavano" di mandarmici se non facevo il bravo... 

è un luogo ammantato di paure e dolori, cieche ostruzioni e liberatorie fughe. Mombello era, anzi è, nella memoria lombarda "il" manicomio.​

Sorto nei primi del '900, nel bosco di Limbiate, ha visto tra le sue  mura  dolore e violenza  Ci venivano internate persone che oggi sarebbero curate con un semplice Valium o qualche seduta dallo psicologo, ma a quei  tempi non esistevano certo termini come "Depressione" o "Anoressia" e  quindi, appena stavi male ci finivi dentro, spesso per motivi di ordine pubblico e malcelata incapacità gestionale,... e non ne uscivi più.

Camicie di forza, lettini con cinghie, elettroshock e altre  diavolerie erano la quotidianità la dentro.​


Noi fotografi amatoriali siamo sempre alla ricerca di luoghi abbandonati o diroccati, aree dismesse e dimenticate. Mombello venne  chiuso nel 1982, quando la legge Basaglia pose fine alla sofferenza di quei poveretti e soprattutto di tante donne, i soggetti prediletti per l'internamento.

Giancarlo conosceva Mombello come area ormai decrepita e abbiamo iniziato a parlarne come un luogo da affrontare con la fotocamera in  mano. Inizialmente ero riluttante, forse anche un po' spaventato... i fantasmi di quella povera gente mi fanno paura ogni volta che ci  torno.​


Nel contempo avevamo iniziato a cercare fotomodelle, dato che iniziavamo a scattare ritratti. L'ex manicomio era un ideale sfondo, a  perdita d'occhio, inusuale e soprattutto libero, in quanto abbandonato.​
Le prime volte siamo entrati da soli, abbiamo fatto foto di ambienti, le prime nel video. Gli spunti erano tantissimi,  gli atti di incuria e vandalismo lasciano segni indelebili.  Dopo  circa un mese abbiamo iniziato col pensare ad una storia, volevamo  una sola modella o attrice che impersonificasse una degente pazza. I contatti con le modelle però iniziavano a concretizzarsi e nel vedere le loro foto di presentazione cominciavamo a dire "Questa ha  un viso da angelo... guarda questa metallara, sarebbe perfetta per  interpretare la morte!" e così prendeva corpo la storia. Il copione  era sempre in continuo costruire, un cantiere insomma.

Giancarlo ed io abbiamo passato giornate intere a pianificare e  realizzare questo progetto fotografico.​
Il progetto si è defintio via via con tre angeli, una pazza, un  matto e un dottore, il diavolo  e infine la morte, austera e liberatrice.

Il 28 Novembre  2011  lo abbiamo presentato al teatro Triante, in  una serata del Circolo fotografico monzese, con tante persone e anche tutte le modelle.​

Non ho fatto montare il video per qualche concorso o altro, ho solo voluto avere una testimonianza raggiungibile  da ogni computer.

Due ultime curiosità:

la canzone colonna sonora è dei Police, scritta ovviamente da  Sting e impiegata in un film dove proprio lui recita l'attore  protagonista, un perverso e astuto giovane che si introduce  con l'inganno in una famiglia medioborghese britannica per sfruttarne i benefici economici e stuprare la figlia catatonica, malata di mente,  conciata insomma da... manicomio.

Anna, la diavoletta, ha un viso stupendo ma non lo si capisce dal trucco. Quando l'ho presentata quella sera al teatro ho  testualmente detto al pubblico "La ragazza è splendida, ma le ho affibiato con insistenza questo ruolo perchè è l'unica bionda e  soprattutto perchè sono convinto che se il diavolo esiste, è​ certamente una donna!"

GUARDA IL VIDEO SU YOUTUBE:​  http://www.youtube.com/watch?v=cyDeGUkq_Ws
Montato da Alessandro Vannucci, Musica di Sting.​
Fotografie di Giancarlo Mannetta & Stefano Servidio